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Con la cerimonia di premiazione, ieri sera, nella “Sala Giovan Battista Falcone” del Palazzo Sanseverino – Falcone, si è conclusa la settima edizione del Premio Nazionale “Vincenzo Padula”, promossa dall’omonima fondazione culturale.
Se la cultura, per dirla con il presidente Giuseppe Cristofaro, serve a far diventare mondo il villaggio e a portare il mondo nel villaggio, una simile iniziativa va ben al di là di una semplice passerella di personaggi illustri.



Quest’anno la formula del Premio Padula è stata arricchita con una tre giorni di caffè letterario dedicato ai poeti acresi.
La sala “Giovan Battista Falcone” è stata trasformata con una ambientazione che rievoca quella tipica del caffè letterario di illuministica memoria.



Sono stati  quattro giovani ragazzi provenienti dal Sud Africa, che hanno attraversato il Mediterraneo alla ricerca di  nuove speranze  e di una vita  nuova,   ad aprire la serata finale della sesta  edizione del premio nazionale “Vincenzo Padula”. Un messaggio forte di quattro  giovani che  hanno trovato  ospitalità nella casa per minori rifugiati politici intitolata ad Abou Diabo proprio nella cittadina silana.



E’ il Mediterraneo,“un mare che per secoli ha unito culture e popoli e che oggi si presenta come tragica tomba di speranze e di libertà di uomini, donne e bambini”, per dirla con Giuseppe Cristofaro, presidente dell’omonima fondazione, il tema caratterizzante della sesta edizione del Premio Nazionale “Vincenzo Padula”.
Tanti i nomi di richiamo che in questi giorni faranno di Acri uno dei centri culturali di riferimento della regione.

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